Visualizzazione post con etichetta progressive rock. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta progressive rock. Mostra tutti i post

mercoledì 23 novembre 2011

Yes - "Fly From Here"

Titolo: "Fly From Here"
Autore: Yes
Genere: Progressive Rock
Anno: 2011
Etichetta: Frontiers Records
Voto: 7,5
Sito internet: www.yesworld.com


E’ proprio vero che “gallina vecchia fa buon brodo".
Dopo oltre 40 anni di onorata carriera, lo storico gruppo progressive Yes ritorna sulle scene con “Fly From Here”, disco bellissimo che ribadisce, qualora ce ne fosse bisogno, l’altissimo livello della musica da sempre proposta dagli Yes.
Della formazione originale rimane solo il bassista Chris Squire, ma ritroviamo comunque con piacere il grande Steve Howe alla chitarra, Alan White alla batteria, David Benoit dietro il microfono (Jon Anderson ha lasciato il gruppo nel 2008 per problemi di salute) più Oliver Wakeman e Trevor Horn, questi ultimi in qualità di ospiti.
Fin dalle prime note dell’”Overture” (che fa da intro alla suite “Fly From Here”) si viene rapiti da tipiche sonorità seventies che proprio gli Yes (insieme a grandi bands come Genesis, Emerson Lake & Palmer) hanno contribuito a creare.
Certo siamo un po’ lontani dalle composizioni pompose e intricate del passato, i brani sono piuttosto accessibili, tuttavia si rimane affascinati dall’alta qualità di ogni singolo brano. Gli arrangiamenti sono molto curati, i suoni nitidi, perfetti, specialmente per quanto riguarda la chitarra di Steve Howe, che regala arpeggi d’atmosfera ed assoli di classe di grande intensità, come in “Sad Night At The Airfield” (la terza parte della suite), uno dei pezzi migliori. Come ornamento, delicati tappeti di tastiere su cui si staglia la voce pacata di Benoit, per un risultato davvero ottimo
Il disco scorre via senza intoppi con piacere (da segnalare il simpatico brano strumentale per sola chitarra “Solitaire”) trasportando l’ascoltatore in un’oasi di pace e infondendo davvero la voglia di volare.

Tracklist:

1) Fly From Here
        I)Overture
        II)We Can Fly
        III)Sad Night At The Airfield
        IV)Madman At The Screens
        V)Bumpy Ride
        VI)Reprise
2) The Man You Always Wanted Me To Be
3) Life On A Film Set
4) Hour of Need
5) Solitaire
6) Into the Storm

Lineup

Benoît David: voce
Steve Howe: chitarra
Chris Squire: basso, voce
Alan White: batteria, percussioni
Geoff Downes: tastiera

Musicisti aggiuntivi

Oliver Wakeman – tastiera in We Can Fly, We Can Fly (reprise) e Hour of Need
Trevor Horn – voce, tastiera
Luís Jardim – percussioni
Gerard Johnson – pianoforte in The Man You Always Wanted Me To Be'

sabato 7 maggio 2011

Everon

Titolo:  North (2008) - Flesh (2002)
Autore: Everon
Genere: Progressive Rock
Voto: 7
Sito Internet: www.everon.de

Everon è il nome di una band tedesca capitanata dal polistrumentista Oliver Philipps, scoperta leggendo per puro caso la recensione del loro ultimo lavoro intitolato "North".
Attratto dalla proposta musicale descritta nella recensione (un genere non ben definito, un mix di musica strumentale con partiture tipicamente classiche e musica rock ed elettronica), ho acquistato il cd ad occhi chiusi. Ed il risultato è stato davvero esaltante.
La figura del leader Oliver Philips (musicista poliedrico e principale compositore) mi ha ricordato molto quella di Arjen Anthony Lucassen, specialmente per l’apertura a tutte le influenze e a diversi stili di musica senza pregiudizi.
Anche il muoversi indipendentemente al di fuori delle mode e del music business accomuna Everon agli Ayreon (non a caso sul sito ufficiale, nella pagina dei siti amici, compare anche il sito di Ayreon).
Dal punto di vista musicale però le differenze sono notevoli: Ayreon si muove su un terreno tipicamente progressive metal, con incursioni nell’ambient ed inserti medievaleggianti, mentre gli Everon prediligono architetture più classiche e tradizionali che toccano anche lidi hard rock quando decidono di tirare fuori le unghie, senza però mai eccedere in velocità o aggressività.
Questo approccio caratterizza tutto "North", ricco di melodie intense e raffinate che riescono a trasportare l’ascoltare davvero verso…nord. E’ il caso della dolce e malinconica “Islanders” o di "Woodworks", che riportano alla mente paesaggi autunnali e lande desolate.
Molto belle anche "Hands" e "South of London", dove la chitarre elettrica graffia quanto basta, senza invadere la delicata struttura sottostante. Ma in generale tutti i brani sono di alto livello e durante l’ascolto si percepisce una piacevole sensazione di pace e benessere.
Tecnica, eleganza e melodia si fondono insieme creando il vero punto di forza del gruppo.
Grande lavoro anche il precedente "Flesh", 2002, dall’impronta però più elettronica. Su questo album infatti prevale l’uso di sintetizzatori e tastiere che, insieme alle chitarre, riescono a creare brani suadenti e pieni di atmosfera come "Missing From The Chain", "Half As Bad" e "Back Insight" (quest’ultima stupenda), per un trittico davvero da brivido.
Atmosfere oniriche, intense, calde e calme, a dispetto della copertina fredda e "mostruosa".
La sezione ritmica è ottima, ogni membro del gruppo si lancia in esecuzioni al limite della perfezione. Unica pecca forse la voce di Oliver, non brutta, ma a mio avviso poco adatta al genere proposto (e in effetti in molti brani fa capolino la delicata voce di Judith Stüber, ospite sui due album)
In definitiva due gran bei dischi, due piacevoli sorprese. Un’altra grande band fuori dal coro.
North (2008)


Tracklist:

[01] Hands
[02] Brief Encounter
[03] From Where I Stand
[04] Test Of Time
[05] North
[06] South Of London
[07] Wasn't It Good
[08] Woodworks
[09] Islanders
[10] Running

Flesh (2002)

Tracklist:

[01] And Still It Bleeds
[02] Already Dead
[03] Pictures Of You
[04] Flesh
[05] Missing From The Chain
[06] The River
[07] Half As Bad
[08] Back In Sight

domenica 27 marzo 2011

Una piacevole scoperta: Mostly Autumn - "Heart Full Of Sky"

Titolo: Heart Full Of Sky
Autore: Mostly Autumn
Genere: Progressive Rock
Anno: 2007
Etichetta: Mostly Autumn Rercors
Voto: 7,5
Sito internet: www.mostly-autumn.com


Ho scoperto i Mostly Autumn ascoltando la voce delicata della bella Heater Findlay su “The Human Equation” di Ayreon, disco nel quale Heater interpreta la figura dell’Amore (Love).
E visto che Arjen in fatto di talenti ha occhio, ho deciso di approfondire la conoscenza di questo gruppo a me totalmente sconosciuto.
I Mostly Autumn sono una band inglese dedita a un rock a tratti progressivo e con incursioni nel folk, influenzata principalmente dai Pink Floyd, dei quali hanno anche fatto alcune cover raccolte nell’album “Pink Floyd Revisited”.
“Heart Full Of Sky” è il loro settimo studio album. Un disco di soft rock pervaso da diverse atmosfere: dal rock ipnotico e sognante di "Fading Colours" e "Walk With A Storm"  (in quest'ultima emerge chiaramente la vena folk) al pop rock allegro di "Pocket Watch", passando per brani introspettivi e ricercati come le bellissime "Blue Light" e "Find The Sun", quest’ultima davvero intensa, accompagnata da un malinconico violino che ne aumenta l’emozionalità.
In "Broken", un brano per sola voce e pianoforte, echeggia la migliore Kate Bush.
Nonostante la ricercatezza di suoni e atmosfere, il disco è facilmente assimilabile già dai primi ascolti, complici soprattutto delle belle melodie.
Dalle informazioni che ho potuto reperire su wikipedia e sul sito ufficiale, la band pare godere di un buon seguito in Inghilterra, restando comunque una sorta di gruppo di nicchia.
Un disco consigliato a tutti gli amanti del rock ricercato e introspettivo alla Pink Floyd.

Tracklist

1. Fading Colours
2. Half A World
3. Pocket Watch
4. Blue Light
5. Walk With A Storm
6. Find The Sun
7. Ghos
8. Broken
9. Silver Glass
10. Further From Home
11. Dreaming

Lineup

Heather Findlay (Voce, Chitarra Acustica, Percussioni)
Angela Gordon (Flauto, Tastiere, Voce)
Bryan Josh (Chitarra, Voce, Pianoforte)
Chris Johnson (Tastiere, Chitarra, Voce)
Andy Smith (Basso)
Gavin Griffiths (Batteria)
Olivia Sparnenn (Voce, Percussioni)


domenica 27 febbraio 2011

Anathema: la voce del silenzio

Titolo: Judgement
Autore: Anathema
Genere: Prog/Gothic Rock
Anno: 1999
Etichetta: Music For Nations
Voto: 7,5
Sito internet: www.anathema.ws













Correva l’anno 1999 quando uscì il settimo studio album degli inglesi Anathema, dall’apocalittico titolo “Judgment”. Mi ha sempre incuriosito la copertina, mi colpiva ogni volta che mi capitava sott’occhio, quasi avesse un effetto ipnotico. Tuttavia a quel tempo non ero ancora avvezzo a certe atmosfere e sonorità, per cui non mi sono mai interessato a quel cd e al gruppo in generale.
Da qualche anno a questa parte invece ho imparato ad apprezzare l’aspetto più morbido della scena gothic rock/metal (Nightwish, Within Temptation, Him, Evergrey) e nel 2008 decisi di acquistare quello che si rivelò un bellissimo cd.
Documentandomi sugli Anathema, scoprii che la band proponeva agli esordi un Doom Metal di buon fattura grazie al quale raggiunse un discreto successo. Poi con il passare del tempo si distaccò sempre più dal genere per accostarsi a sonorità più ricercate e introspettive dalle atmosfere cupe e malinconiche tipiche del Gothic Metal (un po’ la strada seguita dai connazionali Paradise Lost).
Già sul precedente “Eternity” si avvertono le prime avvisaglie di questo cambio di rotta, tuttavia è proprio con "Judgment" che la frattura si fa più marcata.
Il disco è un ottimo concentrato di rock molto influenzato dai Pink Floyd, dalle tinte leggermente psichedeliche ("Parisienne Moonlight)" con spaziature nell’ambient, il tutto inserito un contesto gothic.
Ascoltando questo cd nel complesso, non si può fare a meno di notare di come la musica degli Anathema sia la voce del silenzio e dell'inverno, della solitudine e dell’abbandono. Il tempo sembra acquistare un ritmo diverso, a tratti più lento ma comunque inesorabile, ed è proprio lo scorrere del tempo (e della vita che lenta si spegne) il tema centrale di tutto il disco. La prima traccia, "Deep", ben rappresenta lo spirito dell’intero cd.
E’ difficile stilare una classifica dei brani migliori, essendo tutti molto belli e di alta qualità. Spiccano però per eleganza e intensità "Forgotten Hopes", "Make It Right" (con le tastiere in rilievo che mi ricordano un po’ Space-dye Vest dei Dream Theater), "One Last Goodbye", estremamente malinconica, "Judgment", dove un rock duro di colpo erompe; e su tutte "Emotional Winter", con un intro di “chitarra gabbiano” che suona Pink Floyd al 100%.
Chi non è avvezzo a sonorità cupe e malinconiche non apprezzerà la musica degli Anathema. Chi invece ha tempo per mettersi comodamente in poltrona e lasciarsi avvolgere da atmosfere oniriche capaci di emozionare e trascinare l'ascoltatore su mondi lontani, troverà con questo "Judgment" la propria/un’altra dimensione.

“Time recedes every day
You can search your soul but you won't see
As we pass ever on and away
Towards some blank infinity”
(Deep)

Tracklist

1) Deep
2) Pitiless
3) Forgotten Hopes
4) Destiny Is Dead
5) One Last Goodbye
6) Make It Right (F.F.S.)
7) Parisienne Moonlight
8) Don't Look too Far
9) Emotional Winter
10) Wings of God
11) Judgement
12) Anyone, Anywhere
13) 2000 & Gone
14) Transacoustic*

Lineup

Vincent Cavanagh - Voce, Chitarre
Danny Cavanagh - Chitarra elettrica, Chitarra acustica, Tastiere
John Douglas - Batteria
Dave Pybus - Basso