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lunedì 12 marzo 2012

Ayreon - "The Final Experiment"

Titolo: "The Final Experiment"
Autore: Ayreon
Genere: Progressive Metal
Anno: 1995/2005
Etichetta: InsideOutMusic
Voto: 10
Sito internet: www.arjenlucassen.com



Ayreon è il mio gruppo preferito in assoluto. Non c’è storia che tenga: se voglio ascoltare qualcosa di diverso, qualcosa di emozionante, della buona musica fatta come dio comanda, allora mi ascolto un  disco degli Ayreon.
Di tutti i progetti creati dal grande compositore Arjen Anthony Lucassen, Ayreon è in assoluto il migliore, sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale.
Il qui presente “The Final Experiment” risale all’ormai lontano 1995, uscito dopo un periodo non troppo felice per Arjen (problemi sentimentali e insuccessi professionali, tra cui il flop del primo album solista “Anthony”).
La copia che ho in mano è una ristampa del 2005 contenente un bonus cd acustico (di cui accennerò in chiusura) e una copertina interna molto interessante, sulla quale sono stampate alcune lettere di  case discografiche che si complimentano per l’eccellente qualità della musica, ma impossibilitate a pubblicare il cd a causa dello scarso interesse del pubblico verso le rock opera e, più in generale, verso un tipo di musica un po’ fuori dai soliti schemi.
Ricordiamoci che a quel tempo il mercato musicale risentiva degli ultimi colpi del grunge e dei gruppi alternative rock. Ma di li a pochissimo sarebbe cambiato tutto. Il metal sarebbe tornato alla ribalta e con esso tutti i generi e sottogeneri correlati, tra cui il progressive metal.
Questa riedizione rappresenta a maggior ragione un motivo di riscatto per Arjen.
Ma come si fa a recensire un disco degli Ayreon? Non si sa davvero da dove partire tanta è l’immensità dell’opera, a partire dal genere. Conviene catalogare direttamente la musica come progressive metal, tante sono le influenze e gli stili che si mescolano in questi lavori.
Di certo c’è del metal, con chitarre dai suoni nitidi, pomposi e potenti. C’è del progressive/space rock anni Settanta, l’influenza di gruppi come Pink Floyd e Yes è evidente e magistralmente reinterpretata; ci sono musiche medievali e atmosfere celtiche, da sempre grande passione di Arjen.
L’altra caratteristica del progetto Ayreon è di non essere un gruppo fisso, bensì una collaborazione tra Arjen e artisti appartenente alla scena rock/metal (e non solo) ogni volta diversi.
Infine, ogni disco degli Ayreon è un concept album, e tutti i dischi che escono sotto questo monicker sono collegati tra di loro. Praticamente tante storie che sono parti di una trama immensa e geniale.
La storia di “The Final Experiment” è ambientata nell’Inghilterra all’epoca di Re Artù, e narra delle vicende del protagonista, Ayreon, un menestrello cieco. Tutto comincia quando Ayreon, in sogno, riceve un messaggio proveniente dal futuro (anno 2084). In quel periodo l'umanità ha avviato un processo irreversibile di autodistruzione, e alcuni scienziati sviluppano un programma chiamato Time Telepathy in grado di spedire dei messaggi a ritroso nel tempo, con la speranza che vengano intercettati da qualcuno in grado di prevenire e ostacolare questo processo di autodistruzione. Grazie al sesto senso sviluppato dopo la cecità, Ayreon capta uno di questi messaggi e, dopo un’iniziale periodo di confusione dovuto alla stranezza delle visioni, comincia lentamente a comprendere il significato dei messaggi e si fa portavoce del terribile destino dell’umanità.
Ma la missione è tutt’altro che facile: Ayreon dovrà infatti scontarsi con la mentalità della gente del suo tempo, non certo predisposta e soprattutto spaventata da vaneggiamenti su cataclismi futuri che causeranno la fine del mondo.  E infatti sarà bandito dalla comunità.
Accolto con onore alla corte di Re Artù, si scontra con il potente Mago Merlino, geloso della capacità di Ayreon di predire il futuro e non convinto del messaggio contenuto nelle sue visioni.
Ma sarà proprio Merlino a doversi ricredere…
Questa trama avvincente poggia su un’impalcatura musicale assolutamente spettacolare. Un lavoro impeccabile senza sbavature o momenti sottotono. A partire dall’arpeggio iniziale di “The Awareness” (di pinkfloydiana memoria) si è catapultati in un vortice di atmosfere intense ed emozionanti, momenti ariosi e delicati alternati ad altri più aggressivi (come in “Eyes Of Time”, da segnalare soprattutto per il bellissimo assolo di tastiera sul finale); ed altri ancora più epici come nella splendida “The Banishment”, il cui intro non sfigurerebbe affatto come colonna sonora di un colossal fantasy.
Soluzioni un po’ più progressive e sperimentali si trovano in brani come “Listen To The Wawes” o “Merlin’s Will”, o tipo in “Magic Ride”, in cui fanno capo certe atmosfere ambient che saranno maggiormente sviluppate nei lavori successivi.
Chiude il disco “Ayreon’s Fate”, che anche musicalmente riassume quanto precedentemente esposto.
“The Final Experiment” è un’opera complessa e imponente destinata a far parlare di sé nel tempo e a non tramontare mai per bellezza, importanza e originalità.

Meno interessante è invece il bonus cd contenuto in questa edizione, in cui alcuni brani vengono riarrangiati in chiave acustica e cantati da voci differenti (tra queste le più interessanti sono Marcela Bovio, Irene Jansen e Astrid van der Veen).

Tracklist:

Prologue

    01 - Prologue
        a) The Time Telepathy Experiment
        b) Overture
        c) Ayreon's Quest

Act I: 'The Dawning'

    02 - The Awareness
        a) The Premonition
        b) Dreamtime (Words Become A Song)
        c) The Awakening
    03 - Eyes Of Time
        a) Eyes Of Time
        b) Brainwaves
    04 - The Banishment
        a) A New Dawn
        b) The Gathering
        c) The Accusation
        d) The Banishment
        e) Oblivion

Act II: 'King Arthur's Court'

    05 - Ye Courtyard Minstrel Boy
    06 - Sail Away To Avalon
    07 - Nature's Dance

Act III: 'Visual Echoes'

    08 - Computer-Reign (Game Over)
    09 - Waracle
    10 - Listen To The Waves
    11 - Magic Ride

Act IV: 'Merlin's Will And Ayreon's Fate'

    12 - Merlin's Will
    13 - The Charm Of The Seer
    14 - Swan Song
    15 - Ayreon's Fate
        a) Ayreon's Fate
        b) Merlin's Prophecy
        c) Epilogue
Line up:

Cantanti: Edward Reekers, Lenny Wolf,Robert Soeterboek, Jan-Chris De Koeijer, Ian Parry, Barry Hay, Arjen Lucassen, Jan van Feggelen, Leon Goewie, Ruud Houweling, Lucie Hillen, Mirjam van Doorn, Debby Schreuder.
Musicisti: Arjen Lucasse (all guitars, keyboard, bass), Cleem Determeijer (Hammond, Minimoog, Mellotron, Vocoder, Oberhei, Harpsicord, Piano and Keyboard), Jolanda Verduijn (bass), Peter Vink (Bass), Jan Bijlsma (bass), Barry Hay (alto flute).

sabato 19 novembre 2011

Dream Theater - "A Dramatic Turn Of Events"

Titolo: "A Dramatic Turn Of Events"
Autore: Dream Theater
Genere: Progressive Metal
Anno: 2011
Etichetta: Roadrunner Records
Voto: 6,5
Sito internet: www.dreamtheater.net


Il ritorno dei Dream Theater con il nuovo batterista Mike Mangini è di sicuro uno degli eventi più chiacchierati (e drammatici, parafrasando il titolo del disco) di questo 2011.
La perdita di Mike Portnoy, membro fondatore che per oltre vent’anni ha dato anima e corpo alla sua creatura, ha suscitato paura e curiosità nei fan e negli addetti ai lavori che per mesi hanno seguito su internet le vicende interne della band, soprattutto quelle riguardanti le audizioni per la scelta del nuovo batterista.
Alla fine, tra dichiarazioni varie, pentimenti (!?!) e "toto candidati", la scelta è caduta su Mike Mangini (come da rumors che da diverso tempo circolavano in rete), talentuoso drummer che vanta collaborazioni con Steve Vai, Annilhator, Extreme, e altri.
Sostituire Portnoy era un’impresa praticamente impossibile, e in effetti l’impressione che si ha ascoltando il nuovo “A Dramatic Turn Of Events” è che Mike Mangini non sia riuscito nel compito di “degno successore”. Ma andiamo per ordine.
Innanzitutto c’è da dire che musicalmente questo disco si allinea perfettamente alle uscite più recenti dei Dream Theater, meno metal e, purtroppo, anche sempre meno progressive.
Se il precedente “Black Clouds & Silver Lightnings” brillava per l’eccellente qualità dei brani (nonostante la carenza di parti sperimentali o prettamente progressive), quest’ultimo lavoro denota una carenza compositiva a livello generale. Ciò significa che se il disco non convince non è colpa del Nuovo Arrivato, bensì della band nell'insieme.
Le parti di chitarra sono piuttosto lineari e stantie (era da “Train Of Thouhgts” che non sentivo un Petrucci così poco ispirato); Rudess farebbe prima a comprare un pianoforte a coda visto l’uso massiccio di parti da pianista classico piuttosto che da tastierista prog; mentre la prestazione di Labrie passa praticamente inosservata, non essendoci passaggi degni di nota. Anzi, c’è un ripetuto uso del cantato “sussurrato/respirato” che mal si sposa con melodie semplici e stra-sentite, specialmente nelle ballads.
Di Myung al basso non c’è molto da dire, mentre Mangini svolge il suo lavoro con precisione senza eccedere in particolari virtuosismi.
Questa “stanchezza compositiva” la si avverte fin dall’iniziale “On The Back Of Angels” (primo singolo estratto), su “Lost Not Forgotten” (uno dei brani peggiori, in cui i Dream Theater si sforzano a suonare prog eseguendo virtuosismi tanto per fare, ottenendo appunto un brano sforzato) o nelle ballads “Far From Heaven” e “Beneath The Surface”.
Per fortuna ci sono anche momenti positivi come “Bridges In The Sky”, “Outcry” e “Breaking All Illusions” (quest’ultima davvero bellissima, senza dubbio la migliore del lotto, la cui struttura mi ricorda in alcuni punti quella di “Learning To Live”) in cui i nostri tirano fuori le palle e dimostrano di saper ancora creare brani ispirati come ai vecchi tempi.
Purtroppo tre brani non bastano a risollevare le sorti di un disco dal quale, comunque, era oggettivamente difficile aspettarsi un capolavoro.
E mentre si cerca di dare fiducia a una band che ha subito una “drammatica svolta negli eventi”, Mike Portnoy piange a destra e a sinistra dichiarando di quando sia infelice senza i Dream Theater…mah, noi non possiamo fare altro che goderci il prossimo tour e sperare nel prossimo album.

Tracklist

1. On the Backs of Angels - 8:46
2.Build Me Up, Break Me Down - 6:59
3.Lost Not Forgotten - 10:11
4.This Is the Life - 6:57
5.Bridges in the Sky (*) - 11:01
6.Outcry - 11:24
7.Far from Heaven - 3:56
8.Breaking All Illusions - 12:25
9.Beneath the Surface - 5:26

Lineup

James Labrie - voce
John Petrucci - chitarra
Jordan Rudess - tastiere
John Myung - basso
Mike Mangini - batteria

giovedì 21 luglio 2011

Athena - "A New Religion?"

Titolo: A New Religion?
Autore: Athena
Genere: Progressive Metal
Anno: 1998
Etichetta: Rising Sun Productions
Voto:
8




“A New Religion” degli Athena è indiscutibilmente un capolavoro assoluto della storia del progressive metal italiano. La bellezza di questo disco è data non solo dall’alta qualità della musica proposta, ma anche dal fatto di essere stato una meteora che con il passare del tempo ha acquisito quel dolce sapore del pezzo raro da collezione.
Ma partiamo dall’inizio. Gli Athena si formano nei primi anni Novanta pubblicando il primo album, “Inside The Moon”, che viene accolto piuttosto timidamente dalla critica.
Per il disco successivo c’è un cambio di formazione e viene reclutato Fabio Lione, allora già conosciuto per la sua militanza nei Labyrinth e nei Rhapsody.
…ed esce il disco con il botto!
“A New Religion” infatti è un disco stupendo in cui classe, tecnica, melodia e potenza vengono magistralmente miscelati per un risultato davvero spettacolare.
La prestazione dei singoli membri è davvero impeccabile, e tra tutti spicca per tecnica e versatilità proprio quella di Fabio Lione, che ancora oggi, a mio giudizio, rimane la sua performance migliore in assoluto di tutta la sua carriera discografica. In questo disco infatti come in nessun altro Fabio è completamente libero di esprimersi a proprio piacimento. Si passa da un timbro prettamente classico e power oriented (come in “A New Religion?” e “Soul Sailor”) a momenti più aggressivi (“Dead Man Walkin”, Twisted Feel), fino a brani più leggeri in cui Fabio si mantiene su tonalità medio basse dimostrando di essere davvero un grande cantante (“My Silence”, “Not Too Far”).
Le chitarre di Daniele Guidi descrivono riff tecnici per architetture moderatamente complesse; il drumming è tecnico, fantasioso e dinamico, mentre le tastiere di Gabriele Guidi rappresentano l’altra punta di diamante di questo cd, con suoni che creano atmosfere oniriche in grado di trasportare l’ascoltatore in altri mondi…
“A New Religion?” mi ha spesso ricordato “Awake” dei Dream Theater, da un lato per brani d’atmosfera come “Lifting Shadows Off A Dream” e “Space Dye West”, permeati da quell’aurea “space metal” affascinante e coinvolgente che qui troviamo in “My Silence”, “The Keeper”, “My Secret Vision” e in “Every Word I Whisper”, brano particolare quest'ultimo, in cui le tastiere descrivono uno scenario apocalittico da brivido; dall’altro per l’aggressività di certe composizioni.
A completare il quadro perfetto della situazione ci pensa l’ottima produzione, con l’impiego di suoni puliti e moderni e una cura maniacale nella costruzione della musica.
Non un brano di basso livello, non un assolo messo li tanto per riempire, non un ritornello sbagliato: insomma, un disco veramente perfetto sotto ogni aspetto (artwork incluso).
Si parlava inzialmente di meteora, e si perché dopo “A New Religion?” gli Athena, orfani ormai del buon Fabio, pubblicheranno l'ultimo cd della loro breve carriera, “Twilight Of Days”, un disco di canonico power metal che li lancerà per sempre nel dimenticatoio, fino allo scioglimento da li a poco dopo.
Un pezzo raro da avere assolutamente.

Tracklist:

01. In the Beginning
02. A New Religion?
03. Soul Sailor
04. Apocalypse
05. Every Word I Whisper
06. Dead Man Walkin'
07. My Silence
08. Secret Vision
09. The Keeper
10. Twisted Feel
11. Not Too Far

Lineup

Simone Pellegrini - chitarra
Alessio Sabella - basso
Matteo Amoroso - batteria
Gabriele Guidi - tastiera

domenica 12 giugno 2011

No Gravity - "Worlds In Collision"

Titolo: Worlds In Collision
Autore: No Gravity
Genere: Progressive Metal
Anno: 2011
Etichetta: Lion Music/Frontiers
Voto: 7,5
Sito internet: www.simonefiorletta.it






















Adoro quei progetti musicali prog/metal tanto in voga nell’ultimo decennio che nascono dalla collaborazione di grandi musicisti provenienti da varie bands, specialmente perchè il più delle volte i risultati sono nettamente superiori alle uscite delle bands di cui i singoli musicisti fanno parte. Forse staccare la spina dai propri impegni per concentrarsi su attività differenti giova alla creatività degli artisti…chi lo sa…
Ad ogni modo, tra i progetti migliori che mi è capitato di ascoltare negli ultimi anni cito sicuramente il secondo disco dei Liquid Tension Experiment, "Age Of Impact" del progetto Explorer’s Club, il primo episodio dei Transatlantic e "The Absolute Man" del progetto Leonardo, usciti quasi tutti verso la fine degli anni ’90.
Questa volta tocca all’Italia (finalmente!) ad essere protagonista, con il progetto No Gravity messo in piedi dal nostranissimo Daniele Fiorletta, talentuoso chitarrista e compositore che ha all’attivo diversi lavori solisti.
Per l’occasione sono stati reclutati importanti musicisti della scena prog metal italiana e internazionale: Davide Perruzza alle chitarre, Andrea De Paoli (Labyrinth) alle tastiere, Andrea Casali al basso e Marco Aiello alla batteria.
Dietro il microfono troviamo invece Michele Luppi (Los Angeles), Andy Kuntz (Vanden Plas), Emiliano Germani (Moonlight Comedy), Fabio Lione (Rhapsody of Fire), Mark Basile (DGM) e Roberto Tiranti (Labyrinth).
Musicalmente "Worlds In Collision" propone un progressive metal piuttosto canonico, tuttavia molto bello e curato sia nella scelta dei suoni che negli arrangiamenti. Inutile cercare a tutti i costi le influenze varie, ormai si sa che certi gruppi hanno fatto scuola e altri ne hanno ereditato gli insegnamenti. L’importante è non cadere nella citazione o nello “scopiazzamento”. Quello che conta insomma è la qualità della musica, che in questo caso tocca livelli davvero eccellenti.
La produzione è ottima e, come accennato poco sopra, i suoni sono molto curati. I brani sono tutti di media/lunga durata e moderatamente complessi, nel senso che c’è un attento dosaggio di cambi di tempo, riff intricati, assoli improvvisati e studiati e prestazioni vocali sempre in sintonia con la musica.
Si parte molto bene con la “dreamtheateriana” “Sailing On Sight”; segue “The Killer”, il brano forse meno ispirato del cd, e poi “I Can’t Dream Anymore”, uno tra i pezzi più belli dell’album, in cui tempi intricati si amalgamano alla perfezione con aperture melodiche d’atmosfera davvero affascinanti. Il brano è impreziosito da assoli di chitarri puliti, melodici e molto ispirati; alternati ad assoli di tastiera anch’essi molto belli in cui Andrea De Paoli diventa vero protagonista.
Da segnalare infine, sempre in questo brano, l’interpretazione di Andy Kuntz, bellissima.
Segue “Voices From The Past”, dove Fabio Lione si libera dal lirismo dei Rhapsody Of Fire per un approccio più moderno aggressivo che ricorda molto quello su “A New Religion” degli Athena, una delle sue performance migliori.
La successiva “Religious Beliefs” è la seconda perla del disco: riff ipnotici, distorsioni moderne e ritmi orientali creano un brano davvero eccezionale, potente e melodico allo stesso tempo, dominato dalla voce di Emiliano Germani.
“I’m Bleeding” è una ballad abbastanza sui generis dove ritroviamo con grande piacere un magnifico Michele Luppi, che come al solito si destreggia senza problemi tra parti soft e acuti improvvisi davvero da brivido.
In “Nowadays” è possibile godere di un’altra bellissima prestazione vocale: questa volta è il turno di uno scatenato Roberto Tiranti che da veramente il meglio di se. Sul finale troviamo “Touchin’ My Enemy”, un brano più d’atmosfera, e la conclusiva “Unexpected Gift”: 10 minuti di progressive metal suonato come si deve: tecnico, melodico, variegato, con l’impiego di suoni particolari e ricercati per creare atmosfere oniriche..
Alla fine del cd non si può fare altro che ripremere play e complimentarsi con Fiorletta e soci per lo splendido lavoro svolto.
Bravi davvero.

Tracklist:

01. Sailing On Sight
02. The Killer
03. Can't Dream Anymore
04. Voices From The Past
05. Religious Beliefs
06. I'm Bleeding
07. Nowadays
08. Touchin' My Enemy
09. Unexpected Gift

Lineup

Simone Fiorletta – Acoustic and Electric Guitars
Davide Perruzza – Electric Guitars
Andrea De Paoli – Keyboards
Andrea Casali – Bass
Marco Aiello – Drums

Michele Luppi – Vocals on Track 6
Andy Kuntz – Vocals on Track 3
Emiliano Germani – Vocals on Tracks 1, 5, 8, 9
Fabio Lione – Vocals on Track 4

martedì 8 marzo 2011

Star One - Victims Of The Modern Age


Titolo: Victims Of The Modern Age
Autore: Star One
Genere: Progressive Metal
Anno: 2010
Etichetta: InsideOut Music
Voto: 7
Sito internet: www.arjenlucassen.com
My Space: www.myspace.com/ayreonauts



Star One è uno dei tanti progetti messi in piedi da Arjen Anthony Lucassen nel corso della sua lunga carriera, e “Vitcims Of The Modern Age” è il secondo lavoro uscito sotto questo monicker, a otto anni di distanza dal fortunato “Space Metal”. La formula proposta è sempre la stessa, un progressive metal di alta qualità dalle atmosfere spaziali che ha come principale fonte di ispirazione i film preferiti di Arjen.
Tutte le canzoni del capitolo precedente infatti traevano spunto da film di fantascienza ambientati nello spazio (Alien, Stargate, ecc.), mentre questa volta l’ispirazione nasce da film di guerra (ad es. Platoon) e da alcuni a sfondo apocalittico/catastrofico.
Venendo all’aspetto musicale, come d’abitudine siamo al cospetto di una formazione composta da ospiti illustri del calibro di Russel Allen, Damian Wilson, Floor Jansen, Gary Wehrkamp, Tony Martin (tanto per citarne alcuni), e il risultato non tradisce assolutamente le aspettative.
Fin dalle prime note si rimane colpiti dalla qualità della produzione: suoni cristallini e incisivi a partire da chitarre moderne che delineano riff potenti, oscuri, di facile presa ma mai banali o scontati; un uso massiccio di tastiere e sintetizzatori che per tutto il disco la fanno da padrone come non mai: l’immancabile hammond si amalgama alla perfezione con morbidi tappeti musicali e violenti assolo dal timbro futuristico (come in “Human See, Human Do”). Nulla da eccepire inoltre per quanto riguarda la sezione ritmica grazie al fido Ed Warby, batterista praticamente fisso, vista la sua partecipazione a tutti i progetti di Arjen.
Dopo l’intro “Down The Rabbit Hole” (sulla falsa riga di “Lift-Off”) si parte alla grande con “Digital Rain”, una delle tracce migliori dove Allen da subito il meglio di se. Seguono “Earth That Was” e “Victimis Of The Modern Age”, quest’ultima più oscura, in cui fa capolino anche il growl di Dan Swano. E via via il disco scorre liscio senza scivoloni grazie a ottimi brani come il già citato “Human See, Human Do”, “Cassandra Complex” e “It’s Alive, She’s Alive, He’s Alive”.
Qualche critica però va fatta: innanzitutto l’eccessiva atmosfera cupa del cd a lungo andare risulta pesante, laddove "Space Metal" offriva ritornelli più melodici e arrangiamenti più progressivi e variegati. In secondo luogo, mancano dei begli assoli. Le chitarre infatti tracciano ottimi riff ma le parti soliste sono piuttosto semplici e passano inosservate. Infine, un paio di pezzi non sono proprio all’altezza della situazione ("25 Hours" e "It All Ends Here"). A parte questo, l’album si mantiene su alti livelli, ed è consigliato veramente a tutti.
Il disco è disponibile anche in versione limitata contenente un secondo cd con 5 bonus tracks e una traccia video con il make of del disco.

La recensione è stata realizzata per il portale www.entrateparallele.it. Ringrazio i responsabili del sito per il permesso di utilizzare questo testo sul mio blog.

Tracklist:

1] Down the Rabbit Hole (01:20)
2] Digital Rain (06:23)
3] Earth that Was (06:08)
4] Victim of the Modern Age (06:27)
5] Human See, Human Do (05:14)
6] 24 Hours (07:20)
7] Cassandra Complex (05:24)
8] It's Alive, She's Alive, We're Alive (05:07)
9] It All Ends Here (09:46)

Cantanti

Russell Allen (Symphony X)
Damian Wilson (Headspace, Threshold)
Floor Jansen (ex-After Forever, ReVamp)
Dan Swanö (Nightingale, Second Sky, ex-Edge of Sanity)
Tony Martin (Ex-Black Sabbath)
Mike Andersson (Cloudscape, Full Force, Silent Memorial)
Rodney Blaze

Musicisti

Arjen Lucassen - Guitars, keyboards
Ed Warby - Drums (Ayreon, Hail of Bullets, Gorefest)
Peter Vink - bass
Joost van den Broek - keyboard solos (Ex-After Forever)
Gary Wehrkamp - guitar solos (Shadow Gallery)

Cliccando su www.arjenlucassen.com si può accedere alla home page di Arjen, dalla quale è poi possibile accedere ai siti dei singoli progetti.

venerdì 25 febbraio 2011

Ayreon - "01011001"

Titolo: "01011001"
Autore: Ayreon
Genere: Progressive Metal
Anno: 2008
Etichetta: InsideOut Music
Voto: 9
Sito internet: www.arjenlucassen.com





Ritorna l'eclettico e instancabile Anthony Arjen Lucassen con un nuovo capitolo del suo progetto principale Ayreon.
In questo bellissimo “01011001” Lucassen torna ad affrontare le tematiche spaziali a lui tanto care, dopo la parentesi "terrena" dell'ottimo “The Human Equation” del 2004, e sembra proprio che sia la "space opera" la giusta dimensione di Ayreon, visto che questo ultimo lavoro - a detta di chi scrive - si rivela superiore al precedente, di livello tranquillamente accostabile ai masterpieces “The Final Experiment” e “Universal Migrator 1 & 2”.
Ma andiamo per gradi: anche questa volta, in piena tradizione Ayreon, ci troviamo di fronte ad un concept. La storia narrata è un’evoluzione di quella iniziata con “The Final Experiment”, accennata poi alla fine di “Into the Electric Castle” e ripresa in “Universal Migrator”, tant’è che leggendo i testi con attenzione si trovano facilmente riferimenti a queste opere. Lo stesso discorso vale più o meno anche per l'aspetto musicale: “01011001” presenta tutte le sfaccettature più interessanti dello stile di Ayreon a cui siamo abituati: gli inserimenti folk (“River of Time”), le atmosfere suggestive e darkeggianti (“Age of Shadows”, "Unnatural Selection”, “The Sixth Extinction”), gli spazi ambient (“Comatose”), i brani più muscolosi di puro stampo Heavy e quelli facilmente assimilabili dal ritornello catchy, senza mai cadere sulla banalità (come la melodica “Ride The Comet”). Il tutto mescolato ed assemblato ad arte con il solito gusto e la solita classe del polistrumentista Arjen.
Sempre come da tradizione, anche questa volta Lucassen si è avvalso della collaborazione di più artisti, la maggior parte conosciuta a livello internazionale e mondiale più qualche artista sconosciuto.
Tra le voci maschili vale la pena di citare Jorn Lande, possente e grintoso come al solito, anche se il meglio emerge in questo caso nelle parti più soft (molto bella la performance in “Comatose”); Daniel Gildenlow dei Pain of Salvation, che certo non si risparmia sulle note più alte; Jonas P. Renske dei Katatoniam, al centro della scena nelle parti più malinconiche e Steve Lee dei Gotthard, unico nel suo stile. Molto belle, ma senza eccessi, le prestazioni di Bob Catley e Hansi Kursch, quest’ultimo richiesto a gran voce dai fans, a detta di Lucassen. Tra le voci femminili, invece, spiccano per bellezza interpretativa Anneke Van Giersbergen, dolce e suadente, una meravigliosa e brillante Simone Simons (Epica) e la prorompente Magali Luyten, ruvida, possente e graffiante.
Il risultato finale è un ottimo album di progressive metal, molto più dark rispetto alle uscite precedenti, ma in ogni caso di altissimo livello.
Da segnalare l’eccezionale produzione, come al solito merito degli “Electric Castle Studios) di proprietà dello stesso Arjen.
Di sicuro, uno delle migliori uscite del 2008.

Tracklist:

CD 1:
1. Age Of Shadows
2. Comatose
3. Liquid Eternity
4. Connect The Dots
5. Beneath The Waves
6. New Born Race
7. Ride The Comet
8. Web Of Lies

CD 2:
1. The Fifth Extinction
2. Waking Dreams
3. The Truth Is In Here
4. Unnatural Selection
5. River Of Time
6. E=mc2
7. The Sixth Extinction

Lineup
Voci
Forever

Nel booklet, ognuno di questi artisti è rappresentato da un simbolo.

* Tom S. Englund (Evergrey)
* Steve Lee (Gotthard
* Daniel Gildenlöw (Pain Of Salvation)
* Hansi Kürsch (Blind Guardian)
* Floor Jansen (After Forever)
* Jonas Renkse (Katatonia)
* Anneke van Giersbergen (Agua de Annique, ex The Gathering)
* Jørn Lande (Masterplan)
* Magali Luyten (Virus IV)
* Bob Catley (Magnum)

Man

* Ty Tabor - King's X
* Simone Simons - Epica
* Phideaux Xavier - Phideaux
* Arjen Lucassen
* Liselotte Hegt - Dial
* Wudstik
* Marjan Welman - Elister

Musicisti

* Arjen Lucassen - tutte le chitarre elettriche ed acustiche, bassi, mandolini, tastiere, sintetizzatori, organo Hammond e Solina
* Ed Warby - tutte le batterie e le percussioni

Tastiere aggiuntive e solisti

* Lori Linstruth - assolo di chitarra in Newborn Race
* Derek Sherinian - assolo di sintetizzatore in The Fifth Extincion
* Tomas Bodin - assolo di sintetizzatore in Waking Dreams
* Michael Romeo - assolo di chitarra in E=mc²
* Joost van der Broek - assolo di sintetizzatore e pianoforte in The Sixth Extinction

Strumenti acustici

* Ben Mathot - tutti i violini
* David Faber - tutti i violoncelli
* Jeroen Goossens - flauto, tin whistle, flauto basso